Cuba · 32 Days · 89 Moments · November 2015

Andrea Nobile

Andrea e Vega a Cuba


25 December 2015

Titoli di coda. Eccolo, il giorno che all'inizio sembra distante ma che prima o poi arriva, e che negli ultimi giorni si affacciava minaccioso all'orizzonte: il rientro. Qui però non vogliamo parlare dello shock culturale di passare d'un botto all'opulenza consumistica dell'aeroporto di Madrid, o di volare direttamente dentro l'orgia di cibo (buonissimo!) della cena di Natale. Qui vogliamo dire i nostri grazie. Innanzi tutto a chi ha contribuito al regalo di laurea di Vega: questo blog era anche per voi, per condividere un po' il vostro dono. E poi, in ordine rigorosamente sparso: al centro meteorologico personalizzato per le previsioni in tempo reale; a chi ci ha consigliato i lucchettini; a tutti coloro che ci hanno scritto su WhatsApp; a chi ha fornito risultati sportivi transatlantici; a chi ci ha accudito la casa; a chi ha avuto la pazienza di leggerci e a chi si è limitato a "guardare le figure"; a chi ci ha incoraggiato a partire e pure a chi ci ha suggerito di non tornare!
Bilancio. Il lungo ritorno in aereo è il momento per guardarsi indietro. Ci è piaciuto conoscere Cuba in questo momento di cambiamenti, con altri più grandi e potenzialmente dirompenti all'orizzonte. Con tutti i suoi contrasti e con un tempo che si dilata e si comprime, Cuba è già, e a maggior ragione può diventare, tutto e il contrario di tutto. A noi è piaciuta tanto la natura, quella di Vinales e di Baracoa più di tutti, e naturalmente quella delle spiagge, con sul podio Cayo Yutías e Guardalavaca. Le città invece, fuori dall'accentratrice Avana, ci hanno un po' deluso, non presentando nella maggior parte dei casi grandi attrattive. Il clima, e non solo inteso come temperatura, è perfetto: la tranquillità, il sorriso e la dignità dei cubani, la presenza costante della musica e i mille stratagemmi della "lucha", l'arte di arrangiarsi alla cubana. Forse, con più budget, sarebbero valsa la pena di noleggiare un auto per avere più libertà di movimento e per sfruttare meglio il tempo.
Cose non viste. Non abbiamo visto a Cuba, e ce ne dispiace: Maria la Gorda, punta ad ovest dell'isola e paradiso dei sub; la baia di Playa Girón, la nostra baia dei Porci, per la quale valeva la pena riservare 2-3 giorni; alcuni parchi e riserve ci sono sfuggite per il sopraggiungere del maltempo o per costi e difficoltà logistiche nell'arrivarci; peccato non essere saliti sulla Sierra Maestra e non aver visitato la Comandancia de la plata; tante spiagge meravigliose e cayos erano costosi o lontani dal nostro giro; Santa Clara, la città simbolo del Che, è stata una difficile rinuncia; Varadero, la località turistica per eccellenza di Cuba, l'abbiamo saltata di nostra spontanea volontà, ma ci è dispiaciuto non visitare Matanzas, anche perché c'era un bel tragitto in treno per arrivarci; la gita di un giorno dall'Avana al paradiso tropicale di Cayo Largo era diventata troppo costosa, forse per l'alta stagione.
Cibo. La colazione tipo in una casa particular (non quella tipica cubana) prevede: caffè, latte e tè; frutta fresca; uova fritte, a omelette o strapazzate; un succo di frutta fresca; pane, burro e marmellata; a volte un dolcino, prosciutto e formaggio. A pranzo abbiamo mangiato in genere un panino, ci siamo fermati in un ristorante statale (più economico di quelli privati) o abbiamo preso come i cubani cibo da asporto per strada. Il pasto principale a Cuba è la cena, che per noi è stata o nei paladares (i ristoranti privati) o nella casa particular che ci ospitava. Il piatto principale è normalmente di pesce ma più spesso di maiale o pollo; più rare le altre carni; il contorno è costituito quasi sempre da cavolo, pomodori e cetrioli e dall'immancabile platano fritto (non sembra esserci gran varietà di verdure), nonché da riso in varie maniere (bianco, con verdure, o più spesso con fagioli). Il vino è quasi assente, per cui si passa direttamente dalla birra ai cocktail a base di rum!
Ormai in partenza, possiamo dire di non averne avuto bisogno, ma per tutto il viaggio ci siamo resi conto lo stesso delle grandi conquiste cubane nel campo sanitario. Il medico è la professione socialmente più valutata (e più pagata, fuori dal settore turistico) e di medici, a Cuba, ce ne sono più che in tutto il continente africano, con un rapporto medico/pazienti bassissimo. Ci sono presidi medici anche nelle località di campagna più isolate, e i controlli preventivi sono mensili. Non a caso l'aspettativa di vita a Cuba è la più alta di tutta l'America latina, e gli indicatori sanitari da primo mondo. La sanità è completamente gratuita così come parte dei medicinali, con tante farmacie aperte 24 ore. Ma la cosa che ci ha colpiti di più è l' "hogar materno", un centro dove le donne incinte possono risiedere per tutta la gravidanza e dove possono beneficiare di corretta alimentazione, controlli medici, corsi pre e post gravidanza e, se vogliono, di corsi di istruzione.
A Cuba, soprattutto fuori dall'Avana, la strada è equamente divisa tra macchine a motore (e che macchine!), veicoli trainati da cavalli e biciclette. Le bici sono davvero molto utilizzate, non per una questione ecologica ma per necessità, essendo il mezzo di trasporto più economico. E non servono solo per spostarsi ma anche, o forse soprattutto, per trasportare oggetti: nel corso del viaggio abbiamo visto portare su bici o bici-taxi veramente di tutto: televisori (non quelli piatti, quelli vecchi a tubo catodico), frigoriferi, enormi casse acustiche da concerto, pacchi di uova, maiali, sacchi di cocco, ecc. ecc. I bici-taxi non si scompongono davanti a nulla, e non hanno battuto ciglio di fronte a noi due con due zainoni, nemmeno in salita. Peraltro alcuni ci hanno detto che, proprio perché c'è tanta gente che usa così tanto la bici per necessità, il cancro alla prostata è una delle principali cause di morte maschili...

23 December 2015

Coppelia. Il saluto finale all'Avana non poteva che essere da Coppelia, una vera e propria istituzione cittadina: una gelateria statale nata nel 1966 con l'intento di rendere popolare e accessibile un lusso come il gelato. Coppelia originale (l'enorme successo ha portato ad aperture in tutta Cuba) occupa un intero isolato di Vedado, con centinaia di coperti nei giardini esterni e nella "torre" a forma di disco volante, famosa anche cone set di "Fragola e cioccolato". Le code sono leggendarie quanto la scarsità di gusti disponibili (difficilmente più di due alla volta), ma è imperativo non cedere alle lusinghe di saltare la fila pagando in CUC: la fila è parte integrante dell'esperienza e il locale-ghetto per turisti non vi farebbe apprezzare il modo in cui i cubani usano Coppelia: ordinano dalle 3 alle 5 "ensaladas" (una vaschetta con 5 palline di gelato) a persona, e portano un contenitore per portarne altro a casa. Il motivo? Il prezzo bassissimo, 1 CUP a palla (0,04 €).
Uno dei "problemi" più annosi dell'italiano in vacanza all'estero è la crisi d'astinenza da caffeina: trovare un espresso è spesso impossibile, l'equivalente locale che condivide lo stesso nome del caffè è il più delle volte un'esperienza da dimenticare e per lo più costosa. A Cuba invece il caffè è vivo e lotta insieme a noi. Sarà che si produce in loco, sarà che l'espresso è veramente tale, sarà soprattutto che a casa usano la caffettiera, ma il caffè cubano non delude. Unico problema per chi lo prende senza zucchero: la parola amaro non esiste a Cuba né per il caffè né per il cioccolato. Ma ci ha sorpresi più di tutto che offrire il caffè all'ospite qui abbia lo stesso nostro significato sociale che da noi; peraltro è un gesto diffusissimo, anche e soprattutto in campagna, e ci è capitato in più di una occasione.
Playas de l'este. L'Avana sembrava volerci preparare al rientro nell'inverno con qualche giorno di pioggia, ma il ritorno del sole e l'aumento delle temperature ci hanno infine convinto che la strategia giusta per il giorno della partenza era la terapia d'urto. Quindi spiaggia, prima del lungo viaggio aereo e di qualcosa di più da indossare di una t-shirt. A mezz'ora dall'Avana, le spiagge dell'est sono il luogo perfetto da cui salutare Cuba: chilometri di sabbia finissima, lunghe secche, mare cristallino. Non c'è molto da aggiungere se non che il modo scelto per arrivarci può dare l'idea di quanto poco o tanto si può spendere a Cuba: l'autobus 400 vi porta qui per 0,4 CUP (0,016 € al cambio attuale); gli almendrones per 50 CUP (2 €); il bus turistico per 5 CUC a/r (poco meno di 5 €); un taxi per 20 CUC (18,4 €) ma dopo la contrattazione, altrimenti anche 50 CUC (46 €), che è anche il prezzo del tragitto con i taxi "americani" più belli e meglio tenuti.
Castillo del Morro. Il forte spagnolo protegge la bocca della baia che per secoli è a stata utilizzata per ammassare le navi cariche delle ricchezze delle colonie americane prima del lungo e pericoloso viaggio verso est. Per arrivarci dal centro si può prendere l'economico traghetto locale che da Habana vieja arriva dall'altra parte della baia, in un piccolo paesino chiamato Casablanca. Da lì ci si può muovere a piedi, passando anche sotto la grande statua del Cristo de la Habana. Al Morro molti ci vanno alle 21 per la cerimonia del canonazo o per cenare in uno dei ristoranti vicini, ma il momenti migliore è senz'altro il tramonto, quando la vista sulla città offre la luce più bella.
Se all'Avana lo sgarrupo regna sovrano, molte piazze, vie a palazzi del centro storico sono state restaurate a partire dagli anni '70. Pur con pochi fondi l'historiador de la ciudad, Eusebio Leal Spengler, è riuscito a portare avanti estese operazioni di restauro perfino durante il Periodo Speciale, la terribile crisi degli anni '90. Il metodo è semplice e geniale, la creazione della società Habaguanex, che gestendo alberghi e servizi per il turismo è riuscita ad avere sempre fondi da reinvestire in altri restauri e ristrutturazioni, a loro volta in grado di generare ulteriori entrate. Il bello di Habaguanex è però che meno della metà dei fondi sono usati per i restauri: il 55% è destinato a progetti sociali a beneficio della popolazione residente nel centro storico, in modo da non trasformare Havana vieja in un finto parco giochi per turisti ma in un luogo ricco di contrasti e dove possono convivere fianco a fianco grandi hotel, scuole, musei, case di riposo e negozi di "lusso".

22 December 2015

Oggi a Cuba si celebra el día del maestro: una festa alla quale partecipano alunni e genitori per ringraziare (anche con dei regali) la figura dell'insegnante. L'istruzione, insieme alla sanità, è il fiore all'occhiello della rivoluzione cubana: in tempi rapidissimi Castro ha saputo, primo in tutta l'America Latina, sconfiggere l'analfabetismo impostando un sistema scolastico capillare, anche nelle zone rurali più isolate, completamente gratuito fino all'Università e obbligatorio fino alla maggiore età. Ovunque a Cuba ci siamo imbattuti in legioni di studenti nelle loro immacolate divise dai colori diversi a seconda dell'età, e molte delle persone che abbiamo conosciuto avevano una o più lauree: d'altra parte i dati dell'istruzione cubana renderebbero orgogliosi anche i paesi del cosiddetto primo mondo. Detto ciò, Andrea mette agli atti che gli sarebbe piaciuto frequentare da bambino e ragazzo una scuola dove la divisa femminile è una corta gonnellina d'ordinanza!
Museo Yoruba. Il museo degli Orisha è ospitato in un'associazione culturale Yoruba e dovrebbe aiutare a capire meglio la santería. A Cuba più che altrove le tradizioni degli schiavi neri africani sono rimaste in vita perché qui gli spagnoli hanno concesso agli schiavi e ai neri liberati, similmente ai coloni, di riunirsi in cabildos secondo la località o regione di provenienza. Certo il culto degli Orisha ha dovuto in qualche modo adattarsi alla religione cattolica, e lo ha fatto proiettando su un santo affine la venerazione di ciascun Orisha. Il culto sincretico che ne è derivato è ancora oggi molto diffuso in tutta Cuba e in particolare nelle regioni orientali. Il museo in sé è però forse meno utile di una pubblicazione, presentando solo statue e scarne spiegazioni degli attributi dei vari Orisha.
Plaza de la revolución. È un altro luogo simbolo dell'Avana, la grande piazza con al centro il monumento a José Martí, lo sfortunato eroe dell'indipendenza cubana che sull'isola è onnipresente, più che Garibaldi da noi. Durante un giorno normale la piazza sembra fin troppo grande, una grande spianata con Marti che guarda i grandi visi di acciaio degli eroi guerriglieri moderni, il Che e Camilo Cienfuegos. Ma è in questa piazza che si sono tenute o si tengono le grandi adunate: che siano politiche, religiose (alla messa di Giovanni Paolo II, nel 1998, partecipò un decimo dell'intera popolazione cubana) o giovanili, come i grandi concerti (uno c'è stato mentre eravamo nell'Oriente e tutti lo guardavano in TV).
Museo de la Revolución. Beh, alla fine non siamo andati alla Comandancia de la Plata sulla Sierra Maestra né passati a Santa Clara, quindi almeno il museo dell'Avana dovevamo vederlo. Allestito nell'ex palazzo presidenziale, il museo è poco interessante nel suo piano alto, quello che ripercorre le varie fasi della lotta rivoluzionaria, troppo legato com'è a cartine di battaglie e oggetti attribuiti ai vari combattenti. Più interessante è invece il secondo piano, quello che racconta Cuba dal 1959 in poi: le varie tappe e conquiste della rivoluzione fattasi istituzione sono presentate con un giusto mix di orgoglio, retorica e perfino autocritica, con qualche caduta come la baia dei Porci (per i cubani Playa Girón). All'esterno, messo in maniera un po' ridicola sotto teca e protetto 24 ore su 24 dai militari, si trova lo yacht Granma, il simbolo per eccellenza della lotta rivoluzionaria.
Malecón. È forse il luogo più riconoscibile dell'Avana, e in effetti questo estesissimo lungomare (che poi in realtà è un lungoceano!) è una vera e propria calamita per i turisti così come per i residenti. Lo smog e il rumore del traffico passano presto in secondo piano di fronte al fascino emanato dalle onde che si infrangono con violenza sui parapetti, appena attutite dai grandi massi a protezione, ma anche dai palazzi che vi si affacciano dall'altro lato della strada. È obbligatorio passeggiarvi almeno una volta in ciascono di questi momenti: al tramonto; quando c'è vento e il mare è più arrabbiato; la domenica mattina quando c'è pochissimo traffico. C'è di tutto: gente che pesca con la canna o con la lenza, che si tuffa, che fa jogging, che suona trombe e tromboni, che gioca e che amoreggia, polizia in mountain bike, fotografi alla ricerca dello scatto perfetto, ecc. Tutti sperano di vedere l'onda infrangersi senza esserne bagnati, ma pochi riescono a padroneggiare quest'arte!

21 December 2015

Parliamo solo di questa chiesa in tutto il viaggio perché la cattedrale dell'Avana è l'unica che meriti davvero una citazione. Pur non essendo antica come quella di Santiago (peraltro poi largamente rimaneggiata) la cattedrale barocca della capitale si giova della coerenza architettonica della splendida piazza dove è stara eretta, uno dei gioiellini restaurati di Habana vieja. L'interno poi è stranamente austero e salendo sul campanile si gode di un bel panorama della piazza e della baia. Le tele di Murillo e Rubens sono oggi solo copie, perché con la cacciata degli spagnoli molte delle ricchezze qui contenute presero la via della Spagna, come le ceneri di Colombo, custodite qui per oltre un secolo e poi traslate a Siviglia. Unico problema: nessuno sa quando apre, né Infotur né chi lavora nella piazza. Noi siamo riusciti ad entrarci dopo un numero spropositato di tentativi, contando anche le due precedenti visite di Vega all'Avana. La perseveranza però è stata premiata!

20 December 2015

Festival jazz. Siamo invece arrivati in tempo per il festival jazz dell'Avana, anche se capire cosa succede e dove a Cuba è sempre faticoso. Il festival non ha un suo sito, l'infotur della capitale è il meno utile di tutta Cuba, così alla fine siamo passati una sera in uno dei teatri sede del festival, lo storico teatro Mella, in cerca di un programma. Il quale era finito (a Cuba tutto finisce in fretta) ma in compenso siamo entrati quasi senza accorgercene nel teatro che ospitava un concerto in teoria esaurito e siamo rimasti a sentirlo. Un sassofonista statunitense con tanti ospiti cubani: bello!
Cinema Yara. Non siamo riusciti a tornare all'Avana in tempo per il festival del cinema latinoamericano, ma proprio per questo ci tenevamo ad andare almeno una volta a vedere un film. Se molti aspetti di Cuba sono un viaggio nel tempo, andare a cinema lo è ancora di più: non abbiamo vissuto l'esperienza delle nostre sale anni '50 se non attraverso i film stessi o testi come "Buio in sala" di Brunetta, ma nell'anno dell'anniversario di "Ritorno al futuro" noi abbiamo fatto, su una macchina d'epoca americana, un salto all'indietro di 60 anni. Cinema Yara, storica sala sede anche del festival, a occhio almeno 2000 posti (dimensioni che non conosciamo più da almeno 20 anni), prezzi popolarissimi (2 CUP, ovvero 0,07 €), sala affollata di ragazzi, schermo gigantesco, proiezione molto partecipata. Abbiamo visto un film cubano in costume su un momento della lunga lotta per l'indipendenza, "Cuba libre", che non era niente male e neanche troppo retorico: una sorpresa.
Callejón de Hamel. Questo vicoletto di Vedado è un frullato di street art con edicole e altarini della santeria. La domenica mattina in teoria si terrebbero i colorati e movimentati riti (una sorta di taranta africana, con balli ritmici altrettanto sfrenati), che però, almeno qui, sembrano più che altro ad uso e consumo del turista. Vale la pena comunque passarci per vedere i bei murales e gli originali altarini delle divinità della santeria, anche se bisogna dribblare un'alta concentrazione di jineteros.

19 December 2015

Almendrones. Tornati all'Avana, abbiamo cercato casa in un altro quartiere: dallo sgarrupo totale di centro Habana siamo passati al più residenziale ed elegante quartiere di Vedado, anche in cerca di un po' di tranquillità per dormire meglio. Più lontani dal centro, diventava però essenziale padroneggiare il sistema dei trasporti per non spendere una fortuna in taxi. Più che gli autobus a fare la differenza sono gli almendrones, ovvero i grandi taxi "americani" che utilizzano un particolare sistema di condivisione: seguono percorsi prefissati e li si può fermare per salire o scendere lungo quei percorsi. Si domanda se passano per la direzione desiderata, si sale condividendo il viaggio con altri e si paga un prezzo fisso quando si scende: 10 CUP (circa 0,4 €). Il sistema è efficiente e intelligente, anche se ovviamente serve più per spostarsi tra quartieri diversi che per andare ad un indirizzo preciso. Insomma si cammina un po'. Ma importarlo anche noi, no?
Museo nacionál de bellas artes. Vega ci era già stata quattro anni fa quando aveva accompagnato i Caravaggio a Cuba, e ci teneva che vedessi la sezione di arte cubana del museo nazionale (quella internazionale, in un altro edificio, è chiusa da mesi per un problema ai condizionatori). In effetti il museo è una grande sorpresa, perché l'arte cubana raggiunge risultati notevoli soprattutto nell'Ottocento e nel periodo che gli storici dell'arte locali chiamano "cambio de siglo" (tra il 1870 e il 1930). Colpisce soprattutto l' interpretazione originale delle avanguardie. Note di merito per Fidelio Ponce de León e Marcelo Pogolotti. C'era anche una bella mostra temporanea di Peter Turnley, la prima volta di un fotografo statunitense nel tempio dell'arte cubana, curata dalla collega cubana di Vega. Unica controindicazione, bisogna attrezzarsi come per una spedizione artica perché la temperatura è glaciale: i condizionatori a Cuba, quando funzionano, funzionano a pieno regime!
Taller experimental de grafica. Questo è un post quasi ad personam, perché conosciamo tre amici che impazzirebbero in questo laboratorio-galleria dove si fanno corsi di incisione, mostre e dove soprattutto gli artisti creano, espongono e vendono le loro opere. La qualità dei lavori è molto alta (e anche i prezzi a dire la verità, ma è giusto così), si può parlare direttamente con gli artisti e a volte vederli all'opera mentre incidono le lastre. Diciamo che se fossimo ricchi collezionisti (o anche solo ricchi) faremmo incetta di litografie e xilografie per noi e per gli amici; non potendolo fare, ve lo raccontiamo, sperando che vi possiate accontentare del pensiero!

18 December 2015

El paquete semanál. Come ci ha detto Carlos, il marito della collega cubana di Vega, Cuba è ferma nel passato ma i cubani pensano più velocemente del tempo in cui sono costretti a vivere. Le riforme di Raúl hanno aperto le porte all'iniziativa economica privata, che per adesso è evidente soprattutto nella ristorazione e nei servizi per il turismo. Ma non solo. Una delle avventure imprenditoriali più affascinanti riguarda ciò che un bel reportage del New Yorker ha definito il Netflix cubano: la distribuzione settimanale di film, serie TV, telenovelas, videoclip e musica di provenienza latinoamericana e soprattutto statunitense. Un abbonamento che, non potendo contare su internet, si affida ad una distribuzione capillare e personale che raggiunge ogni settimana con una chiavetta USB o un hard disk tutti coloro che ne fanno richiesta. L'iniziativa è tollerata dalle autorità e compensa la povertà dell'offerta televisiva, oltre a far sentire meno isolati i giovani (e non giovani) cubani.
Poche ore di sonno a Santiago nella più improbabile delle casas particulares prima della sveglia all'alba per imbarcarci sul bus che deve riportarci a l'Avana. Dopo le ultime pessime esperienze con i bus Viazúl (sovraffollati, sporchi e con continue fermate ad uso e consumo degli autisti per i loro traffici) abbiamo abbandonato l'idea del viaggio notturno per guadagnare un giorno e ci siamo affidati all'unica alternativa disponibile, il bus Conectando Cuba gestito dall'agenzia Cubanacán. Si tratta di un servizio che invece di partire e passare delle stazioni degli autobus connette i grandi alberghi delle principali città. Noi l'avevamo usato dall'Avana a Vinales e in effetti la qualità dei bus (e degli autisti) è decisamente più alta. Stranamente poi la tratta Santiago - L'Avana ha lo stesso prezzo di Viazul (51 CUC) ma con il pranzo incluso nell'ameno autogrill Finca Oasis dove ci eravamo già fermati all'andata. 16 ore di bus e rieccoci di ritorno all'Avana!
L'inspiegabile presenza dell'Eros. No, non parliamo dell'innegabile sensualità di cubane e cubani, ma piuttosto dello stupore di sentire spesso, qui a Cuba, la musica di Eros Ramazzotti. Quando meno te l'aspetti eccolo che esce dalle casse di un bici-taxi o filtra attraverso le persiane di una casa. Nel suo spagnolo un po' naif, l'Eros nazionale riesce perfino ad avere fan accaniti: all'autista del taxi colectivo che ci ha portato a Cayo Yutías da Vinales non pareva vero di avere in macchina quattro italiani per poter sparare a volume altissimo la sua personale collezione su chiavetta usb, e le canticchiava pure! (non eravamo propriamente felici ma ci dispiaceva deluderlo e quindi abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco, almeno all'andata, poi ci siamo ribellati) Il nome Andrea lo associano subito a Bocelli (una sola volta a Pirlo), e la domanda è: ma non abbiamo nessuno di meglio da esportare?

17 December 2015

Salutiamo Baracoa e, dopo tanto viaggiare verso est, ripartiamo verso l'ovest. Qui lasciamo un pezzettino di cuore e effettivamente saremmo rimasti qualche giorno in più continuando ad esplorare la sua natura, a sentire gli echi dei balli della santeria (la religione sincretica che mischia cattolicesimo e animismo africano) e ad incontrare pesonaggi mai scontati. Ha una strana magia, questa città dal malecon più sgarrupato ma più selvaggio di quello dell'Avana: un modo di incantarti che non comprendi ma che forse proprio per questo ti incatena ancor di più. In ogni caso, entrambi abbiamo rotto i sandali qui: forse l'abbiamo camminata abbastanza, o forse era un segno che induceva a fermarsi qui - come pure il primo giorno abbiamo scoperto che molti facevano, ma non avevamo capito ancora perché. Forse sarebbe il caso di cominciare il viaggio da qui, invece che arrivarci come fanno quasi tutti con i giorni ormai contati. O forse meglio così, in modo da avere la scusa per tornarci...
La cucina baracoense. Un po' per la sua "insularità" (senza essere un'isola) e un po' per l'abbondanza di materie prime Baracoa è una boccata d'aria fresca dopo la teoria di riso, cavoli, pollo e maiale. Solo qui ad esempio usano il latte di cocco per fare una salsa rossa e speziata con la quale condire soprattutto il pesce. Abbiamo anche assaggiato un formaggio diverso da quello "nazionale", nonché un pesce, il tetí, simile a quelli che chiamiamo neonati, e persino un raro piatto di polpa di granchietti. Oltre all'onnipresente cioccolato il cibo tipico di Baracoa è però il cucurucho, un impasto morbido e dolce di cocco, guayaba e altra frutta e spezie varie, avvolto in un contenitore eco-sostenibile fatto di corteccia di palma. Oltre alle cene nella casa particular, ci sono piaciuti i ristoranti casa Nilson e El buen sabor, entrambi su fresche terrazze, benché non particolarmente panoramiche.
A Baracoa c'è anche un museo archeologico singolare: tutto allestito in una (umidissima!) grotta che i Taino, gli indios che abitavano Cuba, usavano per seppellire i loro morti. Il museo è un po' naif ma possiede dei pezzi interessanti e la grotta in sé è affascinante. Soprattutto, dopo aver faticato per arrivarci si può salire ancora un po' nelle strette scale scavate nella roccia e raggiungere un bel mirador che si appoggia sul tronco di un albero: il panorama di Baracoa e della sua baia è impagabile.
Un'escursione facile facile da Baracoa e per la quale non c'è bisogno di rivolgersi a nessuna agenzia è quella verso il parco naturale Majayara: si cammina fino allo stadio, si fa una bella passeggiata lungo la spiaggia cittadina dalla sabbia nera, dribblando i venditori di cocco (che in questo caso te li prendono direttamente dall'albero!), si passa un improbabile "ponte" (ma si tratta di un eufemismo bello e buono) e si raggiunge il parco, dove è possibile svolgere varie attività tra grotte rupestri e mirador vari. Noi eravamo in partenza e quindi ci siamo spinti solo fino a Playa Blanca, una spiaggetta con roccette e sabbia bianca. Nella microscopica spiaggia c'è perfino un "barman della spiaggia" (così si è autodefinito) che pretende di fare anche cocktail pur avendo a disposizione una tovaglia con pochissime cose sopra... Al ritorno piccola deviazione per il faro della baia, dominata sempre dal profilo del Yunque sullo sfondo.

17 December 2015

Lo sport di Cuba è il baseball, o béisbol come lo chiamano qui. Avremmo voluto andare a vedere una partita ma il campionato inizia solo in questi giorni, quindi al massimo riusciremo a farlo a l'Avana. Peccato perché sarebbe stato bello riuscire a farlo qui a Baracoa, dove c'è lo stadio più assurdo del mondo, costruito sulla spiaggia con il mare che praticamente lambisce le tribune: da dentro i giocatori possono vedere il mare e magari giocare rinfrescati da spruzzi d'acqua portati dal vento... In ogni caso tutti ci dicono che ormai il béisbol ha perso decisamente punti nei confronti del calcio: in TV si seguono più le partite europee di calcio che quelle cubane di baseball, e in effetti abbiamo visto tanti ragazzi giocare a calcio per strada e decine di stemmi del Barcellona o del Real (ma 10 Bar¢a per ogni Real) contro nessuno di una squadra di baseball.
Boca de Yumurí. Alla terza escursione con Ecotur siamo riusciti a prendere la sòla, ma più per iniziativa personale della guida. Ricardo ha iniziato bene, con varie fermate tra le quali un'interessante finca di coltivatori di cacao. Giunti però a quella che doveva essere il cuore della gita, l'escursione lungo il canyon del fiume Yumurí, si è fatto prendere dalla pigrizia e ci ha fatto risalire il fiume per un tratto molto breve, lasciandoci fare il bagno mentre faceva la siesta. L'obiettivo era in realtà avere più tempo per un lungo sequestro su una spiaggia deserta dove siamo stati sostanzialmente costretti a mangiare in un "ristorante" con vista camere da letto della famiglia, oltre che vista mare, e dove Ricardo ha dato sfogo per tutto il pranzo alla sua vera passione, la musica tradizionale. Il paesaggio a sud di Baracoa è comunque affascinante quanto quello a nord, e ci è piaciuto quel poco che abbiamo visto del canyon scavato dallo Yumurí, fiume sacro per gli indigeni Tainos.
Nel corso delle varie escursioni da Baracoa abbiamo capito qualcosa in più della lavorazione del cacao. Questa è la zona di Cuba dove si concentra la coltivazione, e in effetti di alberi ce ne sono tantissimi. I fiori si trovano sui rami ma anche sul tronco, ma solo una piccola parte diventa frutto. Questi hanno vari colori che corrispondono a qualità differenti del cacao. Anche qui la maggior parte della produzione va allo Stato, che in parte la esporta e in parte la lavora nella già citata fabbrica del cioccolato. Dopo 8-10 mesi il frutto è maturo: i chicchi sono avvolti da una pasta bianca che è molto dolce da mangiare, al contrario del chicco, amarissimo. Quest'ultimo viene fatto essiccare al sole per qualche giorno e poi tostato, ed è solo ora che assume un sapore simile a quello che noi associamo al cacao. Dopodiché viene schiacciato con una macchina che ne ricava una pasta piuttosto grassa: con essa i contadini formano una palla che viene grattata per fare la cioccolata calda.

15 December 2015

Yunque (parte II). Dopo la sosta fruttuosa ancora tante radici, tanto fango e tantissimo sudore prima di arrivare in cima, dove il panorama è a 360° sulla grande area protetta (peccato che oggi c'era foschia): l'unico paese che si vede è Baracoa, per il resto foreste fiumi e mare a perdita d'occhio. Rimettendoci le ginocchia si scende sfidando pericolosi scivoloni (a complicare le cose oggi Andrea ha pensato bene di mettersi i sandali!) e, dopo un'altra pausa frutta stavolta con l'aggiunta di un ottimo dolce di cocco, cioccolato e mandorle, si arriva a meritarsi il bagno nel fiume Duaba, dalle acque refrigeranti e limpidissime (è fonte di acqua dolce per le comunità locali), e piene di pesci che ti fanno il solletico. Al ritorno la presenza dei nostri compagni di escursione, una simpatica famiglia colombiana, ci ha portati ad assaggiare un buon caffè (con acqua bollita, speriamo bene!) da una famiglia contadina del posto. Un consiglio: non andate sul Yunque se è prevista pioggia!
Salita al Yunque. Colombo (Cristoforo, non il tenente) parlò nei diari del primo viaggio di questa montagna e da lì nasce il mito di una delle immagini da cartolina più riconoscibili di Cuba (dopo le spiagge!). Ci siamo andati con Ecotur, così eco che la jeep che ci portava al sentiero spegneva il motore in discesa! Si passa per le "glorie" locali (l'unica fabbrica del cioccolato di Cuba, inaugurata dal Che, e due di lavorazione del cocco) e per piantagioni di cacao. La salita al "monte" (neanche 600 m.) dovrebbe essere facile per chi frequenta le valli dolomitiche, e invece è resa difficile dalle condizioni ambientali: caldo (30° oggi), umidità al 90%, pendenze a tratti notevoli, un terreno ferroso sempre scivolosissimo e spesso fangoso. A metà salita, dopo la foresta di cacao, c'è però un fantastico signore che, armato di machete, allestisce un vero e proprio buffet di ottima e dissetante frutta locale, compresi cocchi aperti al momento e dolcissimi pompelmi (1 CUC). (continua)
Il turista a Cuba deve possedere spiccate doti da rabdomante: la ricerca dell'acqua diventa presto una delle principali attività quotidiane. Il fatto è che la Ciego Montero, l'acqua in bottiglia, la bevono solo i turisti, anche perché ha un costo non indifferente. Complice il clima, l'acqua diventa una delle principali voci di spesa: la bottiglia piccola costa da 0,40 CUC al supermercato a 1 o anche 1,5 dei locali o dei negozi turistici; la versione da 1,5 litri varia da 0,7 a 2 CUC; il mitico bottiglione da 5 litri si trova solo nei supermercati a circa 1,5-1,9 CUC. Se non si vuole spendere miliardi in bottigliette piccole, è imperativo comprare quelle grandi. Il problema è trovarle! Solo alcuni supermercati le hanno (quella da 5 l è ancora più rara), molti dei più centrali ne approfittano alzando i prezzi (alla fine costa più del rum!), quindi conviene dotarsi del proprio bastone da rabdomante e andare alla ricerca, soprattutto se si pretende pure di trovarla fresca di frigo...

14 December 2015

Casa de la trova e día de la cultura. Il posto migliore di Cuba per ascoltare musica lo abbiamo trovato qui a Baracoa: la locale casa de la trova è piccola (tanto che molti rimangono fuori affacciati alle finestre) ma piena d'atmosfera, con persino un presentatore che interviene tra un pezzo e l'altro. L'età media dei gruppi che ci suonano varia dai 20 ai 70 anni, e noi ci siamo almeno passati a curiosare ciascuna delle 4 notti passate a Baracoa. Il concerto più bello è stato però quello inaspettato: nella via della nostra casa casa di Baracoa la prima notte (noi in fuga dal rumore!) hanno organizzato una vera e propria festa di strada. L'occasione pare fosse il giorno della cultura, la partecipazione dai bimbi agli anziani, l'atmosfera da sagra di paese (ma autentica), e il gruppo principale, los Huracanes, piccola celebrità locale, con un repertorio vasto e qualcosa dei Ricchi e Poveri. D'altra parte ad un certo punto si è esibito un solista a metà tra Modugno ed Endrigo!
Hotel? No, grazie. Dopo due notti nella casa particular più bella che abbiamo trovato a Cuba (degli anni '30, degna di un museo per il ricchissimo arredamento d'epoca) ma nella stanza più sfigata con un affaccio su strada che, senza finestre e con il traffico rumorosissimo di Santiago, ci ha fatto dormire poco, per Baracoa avevamo deciso di trattarci bene. Complice anche l'insolita presenza di alberghi non troppo costosi abbiamo prenotato per l'hostal Habanera, in una invidiabile posizione sulla piazza centrale per meno di 60 CUC. Dopo una notte però siamo scappati, perché ci sembrava di buttar via soldi per una qualità inferiore ad una casa media: poco pulito, tutto vecchiotto a parte un buon letto, rumoroso, doccia mezza rotta e acqua calda dopo 15 min. In più, colazione scarsina. Unici pregi il Wi-Fi e la posizione. Per un terzo del prezzo siamo andati in una casa che ci avevano consigliato fin da l'Avana, decisamente migliore dell'albergo e con un'abbondante colazione.
La bellezza di Baracoa sta soprattutto nella natura selvaggia dei suoi dintorni. Un'escursione Ecotur ci ha portati alla riserva della biosfera UNESCO il cui nome omaggia il grande naturalista tedesco von Humboldt. È un'enorme area protetta con caratteristiche uniche in tutta l'area caraibica: un suolo ricco di ferro, nichel e cobalto che, tossico per la vegetazione, ha portato alla creazione di svariate specie endemiche. La lunga passeggiata (10 km) è stata interessante anche perché avevamo una guida molto in gamba, Porfilio, che ci ha spiegato le caratteristiche di molte piante (e che ha accettato un dirottamento verso il bagno refrigerante di una cascata!). Il percorso attraversa per una dozzina di volte i vari fiumi e torrenti che scorrono per il parco e passa vicino ad alcune piccole comunità che vi vivono, pur dovendo sottostare a divieti e restrizioni. C'è un centro visitatori affacciato su una magnifica baia, e ci si rilassa al ritorno nella bella è selvaggia Playa Manangua.
Arrivo a Baracoa. Con un altro viaggio della speranza Viazul siamo finalmente arrivati a Baracoa, il luogo più a est del nostro viaggio, la fine di Cuba. O l'inizio? In fondo questo è stato il primo insediamento spagnolo, e lo stesso Colombo vi sbarcò con la sua croce, conservata nella cattedrale. Baracoa è come se fosse un'isola: il suo essere circondata da impervie montagne l'ha resa differente dal resto di Cuba. Arrivarci è un viaggio: stradine poco raccomandabili percorse con disinvoltura dagli autisti Viazul, panorami mozzafiato e altrettanti strapiombi, anche se dopo le Ande non c'è strada di montagna che possa più preoccupare. Arrivati nel paese dopo 5 ore di bus, Baracoa però ci ha inizialmente respinto, con un sapore da mare d'inverno, complici anche il giorno festivo, il tempo nuvoloso e un aspetto dimesso. Si tratta invece di uno di quei luoghi che ti crescono dentro per non abbandonarti, un parassita buono che conserva ricordi e incontri.

12 December 2015

Casa de la trova e patio Artex. Tra i primati culturali di Santiago c'è senz'altro quello musicale: è qui che sono nati molti dei generi tipicamente cubani, ed è qui che la musica esce letteralmente da ogni casa, taxi o bici-taxi. La locale casa de la trova è un'istituzione riconosciuta in tutta Cuba, anche se a noi è piaciuto di più il patio Artex, consigliatoci dal nostro ospite della casa particular: il cortile è meno pretenzioso e più fresco, e il gruppo che suonava era talmente coinvolgente che è riuscito in qualche modo (non chiedeteci come) a trascinare Vega a ballare e a far finire Andrea ad accompagnare la banda con le marajas per l'ultimo pezzo. Miracoli cubani!
Cuartel Moncada. Il motto di Santiago è "rebelde ayer, hospitalaria hoy, heroica siempre". La Sierra Maestra, sede delle battaglie finali, è vicina, ma è ancora prima che Santiago diventa simbolo rivoluzionario: con l'atto di nascita del movimento 26 Julio, ovvero l'assalto fallito alla caserma Moncada, simbolo del potere di Batista. Nel vicino palazzo di giustizia, anch'esso oggetto dell'attacco dei ribelli, Castro pronuncerà il famoso discorso "la storia mi assolverà". Il museo Moncada è piuttosto deludente, molta retorica, cartine delle battaglie sulla Sierra e oggetti (forse) appartenenti ai vari eroi rivoluzionari; persino i fori dei proiettili davanti all'entrata sono un falso, perché ricoperti dopo il fallimento dell'attacco e riaperti dopo la vittoria finale del castrismo. Più interessante è vedere i bambini giocare con gli aquiloni (fatti con buste di plastica) nel cortile della caserma, diventata una grande scuola con uno dei primi atti simbolici di Castro dopo la vittoria.
Museo Bacardí. L'altro interessante museo di Santiago è quello intestato a Emilio Bacardí, da noi conosciuto soprattutto per il rum con il marchio del pipistrello (un'idea della moglie, perché simbolo di fortuna per le tradizioni indios locali) ma in realtà un personaggio a tutto tondo (vedi descrizione nella foto) e tra le altre cose fondatore del primo museo-biblioteca di Cuba. Il museo ha tre sezioni: la collezione d'arte di Bacardí (+ donazioni del Prado), l'unica che abbiamo visto finora climatizzata (con dei mastodonti che sparano aria gelida), interessante soprattutto per l'arte cubana e in particolare per il pittore Martínez Matos; una storica, con largo spazio al ruolo fondamentale di Santiago nella rivoluzione (è dal municipio della città che Castro tiene il suo primo discorso da vincitore, dopo la fuga di Batista); l'ultima etnologica, con anche un improbabile mummia egizia che Bacardí e la moglie vanno ad acquistare a Luxor appositamente per il museo nel 1912!
Museo ambiente histórico cubano. I musei cubani fuori l'Avana sono interessanti più per i palazzi storici che li ospitano che per le loro collezioni, spesso povere e ulteriormente danneggiate da allestimenti privi di senso. Non è il caso di questo museo, interessante non solo perché ospitato nella casa più antica di Cuba, quella costruita nel 1522 dal conquistador dell'isola, Velasquez. Il gusto mudejár è evidente e curioso per Cuba, così come il soffitto di legno a forma di chiglia di barca rovesciata, ma il palazzo (insieme all'espansione ottocentesca adiacente) è una bella occasione anche per capire meglio il modo di vivere e il gusto dell'arredamento delle élite locali nel corso dei secoli. Le custodi sono pronte a fornire un ottimo (e non ufficiale) servizio di guida delle loro sale per arrotondare lo stipendio (altrove ci è capitato che tentassero di venderci qualcosa, da rare banconote con il Che a oggetti artigianali fatti da loro nei tempi morti del lavoro...).
È davvero un'impresa straordinaria quella che compiono i negozi cubani: riuscire ad inibire il più grande slancio consumistico di Vega (e la sua voce di spesa mensile più importante), ovvero comprare regali. Le vetrine cubane sono decisamente poco invitanti, ferme nella migliore delle ipotesi ai terribili anni '80; men che mai gli interni, enormi e desolati; nemmeno gli artigiani riescono a scaldarle il cuore, anche perché sembrano vendere le stesse cose dappertutto, quasi fossero (e non è detto che non sia davvero così) prodotti in serie. Camagüey rimane l'unico posto dove abbiamo trovato oggetti diversi e più interessanti. In ogni caso le vetrine dei negozi del centro, spesso dai prezzi inavvicinabili per gli stipendi cubani (soprattutto i giochi dei bimbi!), sono davvero un tuffo nel passato, con oggetti che noi non metteremmo mai in esposizione (barattoli di cetrioli?!?) e allestimenti da paradiso del kitsch. Eppure a Santiago c'è perfino un improbabile negozio biologico!
Per quanto già detto sulla doppia moneta, gli jineteros rappresentano l'aspetto più deteriore dello sfruttamento del turista, considerato alla stregua di un bancomat dotato di gambe. Le forme possono essere diverse, dalla variante sessuale (che non necessariamente comporta vera e propria prostituzione ma più spesso una sorta di accesso illimitato e gratuito a locali, cibo e alcool) alla ricerca della commissione (se vi accompagnano ad una casa particular il costo, pagato come sovrapprezzo nascosto della stanza, è di 5 CUC a notte) alle proposte di farvi da guida, alle onnipresenti offerte di taxi privati di vario genere al contrabbando di sigari. Poi c'è chi offre schede telefoniche o di internet a prezzo maggiorato, evitandovi così la fila, ma anche chi si inventa elaboratissime storie con l'obiettivo finale di ottenere soldi od oggetti: in un certo senso quella del jinetero è una vera e propria arte, ma gli unici che abbiamo trovato davvero insistenti sono quelli di Santiago.
Santiago de Cuba. Dopo la placida Guardalavaca, arrivare a Santiago, peraltro con un lungo viaggio sotto la pioggia e un pessimo bus Viazúl, è quasi uno shock: le strette strade fanno sembrare traffico, rumore e inquinamento persino peggiori dell'Avana, e in più qui gli jineteros (vedi prossimo post) sono più insistenti che mai. Tutto contribuisce ad un po' di disorientamento e ad un'iniziale presa di distanza. Come tutto a Cuba, però, ci si abitua presto e gli aspetti "respingenti" passano in secondo piano. In effetti Santiago trasuda storia, cultura, musica e l'aspetto più "caraibico" tra le città cubane, anche per la preponderanza di neri, retaggio del suo passato coloniale e della maggiore vicinanza ad Haiti e Giamaica rispetto a l'Avana. Dribblati in qualche modo gli jineteros è una città da esplorare con calma, posta com'è in una splendida posizione tra le montagne della Sierra e una grande baia.

10 December 2015

Oggi abbiamo sfidato le pessime previsioni dei centri meteo internazionali per fidarci di quelle dell'ingessatissimo telegiornale cubano, e siamo andati a rubare l'ombrellone a qualche altro ricco animale mitologico metà uomo e metà cocktail a Playa Esmeralda, una larga spiaggia bianca popolata da granchietti bianchi che si mimetizzano con la sabbia e acqua cristallina. Riflessioni appunto da spiaggia sugli scalini sociali di Guardalavaca: il villaggetto di case di legno sulla spiaggia (con esproprio in vista per far spazio ad un altro resort) pensa che i ricchi siano quelli che abitano nelle "case popolari" di 3 piani dove i cubani affittano ai turisti; questi ultimi lo pensano di noi che le affittiamo; noi lo pensiamo di chi sta nel resort da 200 €; questi infine invidiano chi sta nel resort più esclusivo da 500 €. E pensare che l'appartamento dove siamo i proprietari lo hanno pagato dallo Stato che l'ha costruito (rilocati dopo un esproprio) 8500 CUP, o 340 CUC e poco meno in €.
Pro e contro della casa particular, parte II. I contro: bisogna sopportare il gusto cubano dell'arredamento, stile casa della nonna kitsch, con colori, suppellettili e copriletti davvero improbabili; a volte occorre accontentarsi un po' perché gli standard sono diversi; può capitare la famigerata "doccia elettrica" in bagno (foto), una resistenza applicata direttamente alla doccia che comunque miracolosamente funziona, anche se non credo sia proprio "a norma"!; i materassi e i cuscini hanno spesso visto giorni migliori (o non li hanno mai conosciuti); la qualità del sonno mattutino è seriamente compromessa dall'uso cubano di non avere finestre con il vetro ma solo persiane mobili (e i galli abbondano, oltre a macchine rumorose e venditori ambulanti vocianti); alcune volte i proprietari sono un po' troppo insistenti nel proporre cene o trasporti vari inevitabilmente più cari perché gravati dalla loro commissione. Nel complesso noi le consigliamo a chi vuole conoscere meglio il paese!
Pro e contro della casa particular, parte I. Premesso che a Cuba è quasi assente la via di mezzo tra la formula b&b e l'albergo costoso o il resort, ecco i vantaggi di pernottare nelle casas particulares: si spende poco (mediamente 25 CUC la camera + 3-5 CUC a persona la colazione, ed eventualmente 6-12 a persona la cena); si danno soldi ai cubani (non tutti sono già "aristocratici", vuoi perché affittano da poco vuoi perché lo fanno dove c'è molta concorrenza) e non alle grandi catene alberghiere per lo più straniere; si possono conoscere le famiglie cubane e volendo chiacchierare con loro; si fa colazione e si cena spesso meglio che nei ristoranti, e in effetti alcuni dei pasti migliori li abbiamo consumati in casa; può capitare di affittare un intero appartamento indipendente dotato anche di cucina; alcune sono vere e proprie case coloniali persino con terrazze private; il rapporto ospiti-clienti è decisamente meno impersonale e più "caldo"; non si vive in una enclave turistica!

9 December 2015

Oggi ci siamo fatti prendere dalla frenesia di trovare la spiaggia più bella della zona e ci siamo spostati con un bus turistico fino a Playa Pesquero, un'altra spiaggia di sabbia bianca finissima circondata da grandi resort. La vita del povero turista privo del braccialetto all-inclusive prevede un lungo periplo della struttura dell'hotel per raggiungere l'accesso pubblico alla spiaggia. Sì perché anche se le guide dicevano che era necessario comprare il costoso pass giornaliero dei resort, in realtà le gentilissime signore dell'Infotur di Holguín ci avevano detto che tutte le spiagge hanno un accesso pubblico. La cosa che ci ha divertito sia ieri che oggi è stata, una volta raggiunta la spiaggia, riguadagnare quella di fronte ai resort per rubare l'ombrellone (che è sempre gratis per tutti) ai clienti facoltosi ritardatari. Playa Pesquero è meno bella come spiaggia e meno varia di Playa Guardalavaca (che è frequentata da famiglie cubane) ma con un mare cristallino e ricco di pesci.
(...continua) Come detto, salta agli occhi la sperequazione sociale di chi lavora nel turismo. Chi affitta case, in particolare, sembra rappresentare una sorta di aristocrazia: non solo perché le loro case sono spesso (non sempre) più belle e più curate, ma perché se normalmente si tratta di un'attività familiare, ci è capitato anche di trovare chi aveva una "cocinera" nel caso gli ospiti volessero mangiare o addirittura una cameriera. Una volta abolito il limite delle due stanze affittate per notte alcune delle case più grandi si sono trasformate in veri e propri boutique hotel, con tanto di lista di snack caldi o cocktail da poter chiedere. Sono loro che affollano i negozi o i centri commerciali dove si paga in CUC e dove si trovano i prodotti "occidentali", o che si possono permettere persino viaggi all'estero (di andata e ritorno!). La differenza di reddito con chi lavora nel pubblico è enorme e rappresenta una delle sfide più grandi di quel che resta della rivoluzione cubana.
(...continua: scusate ma il ridicolo limite di caratteri mi uccide!) C'è da dire però che lo stipendio statale, per quanto basso, è sufficiente per una vita tutto sommato decorosa, perché molti beni o servizi sono offerti gratuitamente dallo stato o a prezzo calmierato: sanità e istruzione (compresa l'Università) sono gratuite; i generi alimentari di prima necessità sono forniti gratuitamente dalle bodegas statali, dove infatti possono entrare solo i cubani. Il pane invece è venduto ad un prezzo simbolico, se se ne vuole più di uno al giorno costa 1 CUP a pezzo. Le utenze domestiche non costano più di 1 CUC al mese. I trasporti, sia urbani che interurbani, hanno un costo irrisorio (2 CUP per i 35 km per Gibara che abbiamo fatto anche noi, 0,40 quelli cittadini), a differenza della benzina che invece è piuttosto cara. Per questo si vedono cubani fare una vita che definiremmo normale (pizza, cinema e gelato!), anche se ci sono ovviamente sacche di povertà, soprattutto nelle campagne.

8 December 2015

Giunti ormai a metà del viaggio e percorsa Cuba in quasi tutta la sua larghezza è ora di fare il punto su alcuni aspetti. Tornando al discorso dei soldi, abbiamo dimenticato di dire ad esempio che il CUC è ancorato al valore del dollaro, per cui in questo periodo di euro debole 1 CUC vale poco meno di 1 €. Lo stipendio medio cubano varia dai 20 ai (più rari) 50 CUC al mese. Arrivano alle cifre più alte solo poche professioni, tra cui i medici. La più grande disparità si crea però tra chi ha un lavoro statale e chi lavora a vario titolo nel turismo, ormai la prima attività del paese: i taxisti, i proprietari di ristoranti privati e soprattutto chi affitta una casa particular, sebbene paghino tasse allo stato, raggiungono redditi inimmaginabili per i primi. Basti pensare che una stanza in affitto mediamente costa 25 CUC, a fronte di spese di gestione minime, senza contare colazioni, cene e servizi aggiuntivi. Sono loro che possono permettersi di comprare nei negozi dove si paga in CUC.
Arrivati a Guardalavaca, alla fine non siamo andati nel resort dei poveri (66 CUC tutto incluso, rispetto ai 200-300 ma anche 500 degli altri resort di queste spiagge) ma abbiamo affittato un piccolo appartamento, un po' intimoriti da alcune recensioni che avevamo letto la sera prima su Trip Advisor. Non so se abbiamo fatto bene perché in fondo il Club Amigo Atlantico, inaugurato da Castro in persona, sembra un po' vecchiotto in alcune parti ma nel complesso molto curato. In ogni caso tutto è passato in secondo piano vedendo le due spiagge vicine, Playa Guardalavaca e Playa Las Brisas, queste sì davvero caraibiche. Ah: Guardalavaca, letteralmente "bada alla mucca" deve il suo nome ai prati che arrivano fino in spiaggia e quindi alla necessità di proteggerle dalle incursioni dei pirati, sempre avidi di carne, bacon o non bacon...
Il viaggio per Guardalavaca, ormai lanciatissimi sui mezzi locali, ha comportato un lungo tragitto in bici-taxi (noi 2 più gli zaini, il povero tassista lo abbiamo sdrumato!) fino al punto di partenza del taxi colectivo usato dai cubani, anche se noi abbiamo pagato la tariffa maggiorata in CUC (ma sempre molto meno che prendere un taxi solo per noi). Il viaggio è stato bello perché abbiamo scoperto che sui mezzi tra sconosciuti non si parla di calcio (o meglio qui di baseball) ma si discute appassionatamente di politica rivoluzionaria, di transizione verso il capitalismo, delle elezioni in Venezuela e di storia. Sarà l'alto tasso di istruzione o qualcosa nel DNA? Lungo il tragitto la polizia ci ha fermato e ha controllato documenti, gomme e motore: qui la polizia stradale è la più temuta, molto più rigida di quella ordinaria.

7 December 2015

Holguín è decisamente la città meno turistica vista finora: nessun tassista o bici-tassista che ti punta da lontano e cerca di attirare la tua attenzione, nessuno che ti abborda cercando di rifilarti sigari di contrabbando, posti per mangiare più per locali che per turisti. La vita del centro si svolge tutta attorno a tre belle piazze vicine tra loro. A noi è piaciuto soprattutto, grazie all'allenamento misto delle piramidi Maya messicane e delle valli dolomitiche, salire alla "loma de la cruz", una lunga scalinata (quasi 500 scalini dalle alzate tutte differenti) che porta alla cima del colle da cui si domina la città e le valli circostanti. La cosa divertente è che la scala viene usata come palestra a cielo aperto dalla gioventù locale, con corsa sugli scalini e "stazioni" di flessioni che abbiamo gentilmente declinato.
Il giorno della gita a Gibara il CDR del viaggio ha indetto "el día de los ahorros": in vista di una probabile tappa a Guardalavaca in un resort per poveri, abbiamo cercato di risparmiare il più possibile. Tutta la giornata, compreso il viaggio di 70 km circa a/r da Holguín verso Gibara, ci è costato in due meno di 50 CUC: 31 per camera e colazione, 1 CUC per i trasporti, l'equivalente di 5 CUC per un pranzo di pesce per tre in un ristorante statale, 9 CUC per la cena, 2 CUC per acqua e bibite varie. Gibara è stata un tempo porto commerciale molto importante, ora è un paese di pescatori molto tranquillo e con una bella costa, ma purtroppo molto rovinato da due recenti uragani. Abbiamo conosciuto un signore molto simpatico che lavora in una fabbrica di sigari "nazionale" e anche alla radio locale e lo abbiamo invitato a pranzo, poi ci siamo concessi una pausa nella terrazza di un bell'albergo di lusso da dove si dominava tutto il paese, prima di tornare a Holguín in guagua!
A Cuba i turisti fanno due tipi di collezioni. La prima è involontaria ed è costituita da bolle di zanzare e pappataci; visto che di questa avevamo abbondantemente già dato, abbiamo pensato oggi di incrementare la seconda, quella dei mezzi di trasporto. Finora abbiamo viaggiato in: taxi normale; taxi americano colectivo; bicitaxi; cocotaxi; carretto a cavalli; treno turistico; bus Viazul; bus Transtur; cavallo; traghetto di linea. Ci mancavano i camiones e la guagua, ovvero i mezzi di trasporto usati dai cubani per gli spostamenti fuori città. I camiones sono poco più che camion "attrezzati" con posti a sedere al posto del carico. Non è il massimo della comodità, soprattutto se si è alti, ma ci si aiuta per i bagagli e per cercare di sedersi tutti. Sono mezzi di trasporto un po' improvvisati, nati durante le difficoltà del periodo speciale, negli anni '90. Al ritorno c'era un bus molto scalcagnato, una guagua, ma non poi così peggio degli ultimi due Viazul che ci sono capitati!
Nel 2014 Camagüey ha festeggiato i suoi 500 anni e per l'occasione ha trasformato una piccola via del centro, già famosa per i suoi cinema anni '40 e '50 e per le sue videoteche nella "calle de los cines". L'intera strada è diventata un omaggio alla settima arte: i cinema ormai in crisi sono stati ristrutturati e trasformati in multisala, la vecchia videoteca in un centro di formazione e incontri; ma soprattutto tutte le attività commerciali hanno assunto un nome che omaggia un film: dalla caffetteria " La dolce vita" al bar "Casablanca", dal salone di bellezza "Il marito della parrucchiera" all'ufficio "La città delle donne", tutto è a misura di cinefilo. L'iniziativa è stata portata avanti dall' "historiador de la ciudad", una figura pubblica che si occupa di preservare e ristrutturare ciò che concerne la storia e il patrimonio artistico della città.
Camagüey è il cuore cattolico di Cuba, scelta non a caso da Giovanni Paolo II come tappa del suo viaggio nell'isola. Ha venticinque chiese dagli stili molto vari, ma a noi ha colpito soprattutto per la scena artistica decisamente più interessante, per varietà e risultati, fin qui riscontrata. Qui si lavora soprattutto la ceramica, e vi si trova infatti la galleria di una delle artiste cubane più importanti, Martha Jiménez Pérez (www.martha-jimenez.es), la quale ha anche scolpito le divertenti statue di Plaza del Carmen, che rappresentano gli stessi abitanti della città. Ma ci è piaciuto molto anche un pittore locale, Edoardo Rosales Ruis (www.erosalesgallery.com) e i vari artigiani della ceramica e del cuoio (Vega voleva comprare tutto, ma per fortuna lo zaino deve ancora viaggiare un bel po'!). Camagüey insomma è molto rilassante, con le sue piazze un po' messicane e le sue vie tortuose, e ci è un po' dispiaciuto restarci solo una notte.

5 December 2015

A Camagüey due modi di passare la serata ci attiravano: un cinema della "via del cinema" (presto dettagli) o uno spettacolo al Teatro Principal. Qui c'è infatti la sede della compagnia di balletto (grande tradizione cubana) più importante dopo quella dell'Avana. Il prezzo era popolare (5 CUC per i turisti) e quindi siamo andati. Delle quattro parti dello spettacolo, la prima è stata piuttosto deludente, ma poi abbiamo capito che si trattava degli studenti più giovani. Le altre parti sono state un crescendo sul piano della difficoltà esecutiva, della bellezza e modernità delle coreografie, dell'uso della scenografia. Insomma ci è piaciuto lo spettacolo, ci è piaciuto il teatro enorme e decadente, ci è piaciuto il fatto che ci fossero molti ragazzi tra il pubblico (anche se erano intenti in risatine e sfottii vari, ma erano comunque tanti, cosa da noi decisamente anomala).
Siamo giunti a Camagüey cercando di sfuggire al mal tempo in arrivo, e da questo punto di vista ci è andata bene. Meno bene il viaggio con Viazul, che nonostante autisti più professionali e meno dediti ai loro traffici, ha scontato un bus piuttosto sporco e malandato e l'assenza, in questa parte più orientale di Cuba, dell'autostrada. Della città vi parliamo domani. Ora vogliamo condividere solo un aneddoto: pare che la "strana" toponomastica cittadina tutta curve sia stata originata dall'intenzione di confondere le incursioni dei bucanieri, almeno così vuole la leggenda. Ma è la parola bucaniere la cosa più curiosa: pare derivi da boucan o buccan, termine con il quale gli indigeni cubani avevano imparato a conservare la carne di maiale (importato dagli spagnoli) essiccandola. I bucanieri cercavano in fondo solo bacon per le loro navi!
Una cosa delle quali a Cuba raramente bisogna preoccuparsi come consumatore è l'ansia da scelta. Vuoi acqua in bottiglia? La marca è una sola, Ciego Montero. Vuoi una bibita in lattina? Sempre Ciego Montero, anche se qui puoi scegliere tra cola, soda, arancia o ananas. Fai un'escursione con una delle agenzie di Stato? Gli autobus saranno inevitabilmente Transtur. Sei in un locale, per quanto turistico, e vuoi una birra? Anche se di marche di birra ce ne sono alcune (poche), quel locale ne avrà spesso una sola: quasi sempre Crystal, qualche volta Bucanero. E il tavolino pieno di birre di una sola marca salta agli occhi. Anche per fare la spesa è lo stesso, scegli cosa vuoi, non la marca: qualcuno l'ha scelta per te, non devi confrontare nessuna lista di ingredienti. Anche i cubani alla "bodega" statale non hanno scelta, se vogliono una qualità superiore o la scelta di marche diverse devono andare nei negozi dove si paga in CUC. Insomma consumatore esautorato, ma molto più rilassato.
La vita notturna di Trinidad è parecchio attiva anche se, pure in questo caso, molto a misura del turista. La "casa de la musica" è un locale rinomato in tutta Cuba che se non piove tiene i suoi concerti nello splendido scenario delle scalinate al lato della cattedrale. Questo fa sì che, sebbene l'ingresso costi solo 1 CUC, in molti preferiscono sentire la musica seduti sulla base della scalinata, in Plaza Mayor. Passando oltre una discoteca che sfrutta un sistema di grotte, noi abbiamo scelto invece la "casa de la trova", uno dei generi musicali cubani. I concerti si tengono in un cortile pergolato, e oltre al CUC di ingresso ci si può sedere senza essere obbligati alla consumazione. La sera che ci siamo stati c'erano due gruppi che si alternavano, anche se uno non suonava trova ma musiche più da ballo, forse per permettere ai ballerini cubani di invitare a turno qualche turista di area tedesca un po' in là con gli anni...
Trinidad è, dopo L'Avana e insieme a Santiago, la città più turistica di Cuba (escludendo le località di solo mare come Varadero). Il suo centro storico è patrimonio UNESCO ed è un bell'insieme di vie acciottolate, case colorate dagli stupendi cortili interni e architetture coloniali. Certo l'impatto del turismo si sente molto (anche sui prezzi) in un centro storico relativamente piccolo, e a molti pare una città non più autentica: in effetti più che altrove la vita del luogo ci è sembrata costruita intorno al turista. Il clima qui è più caldo e umido che nel resto di Cuba, per cui sotto il sole si fa un po' di fatica persino a dicembre. Bello il panorama dalla collina che sovrasta la città e divertente curiosare tra le case-negozio. Il museo più interessante era purtroppo chiuso per ristrutturazione, e abbiamo rinunciato alla classica escursione nel parco naturale vicino, ricco di cascate, per l'arrivo del "frente frio" con annessa pioggia - e qui quando piove, piove intensamente!

4 December 2015

Siamo arrivati a Trinidad, una città molto turistica, senza prenotazioni. Avevamo due raccomandazioni da amici e 3 o 4 scelte dalle guide, ma le abbiamo trovate tutte occupate. Per fortuna qui di stanze in affitto ce ne sono molte e così chiedendo a quelle che ci ispiravano dall'esterno siamo capitati nella migliore "casa particular" finora: El Ático. La famiglia che la gestisce è molto simpatica e discreta, la cucina spettacolare (il marito è un cuoco che ha lavorato anche in Italia), le terrazze su più livelli molto rilassanti e tanta attenzione al dettaglio, come gli ombrelli per gli ospiti. Siamo stati una notte in una mansarda enorme con un bellissimo lavabo di marmo, e poi altre 2 in una stanza più piccola. La cosa che ci è piaciuta di più è il grande open-space all'entrata, un ingresso/salone/sala da pranzo/cucina arioso e dai soffitti altissimi, con un pappagallo che viene spesso raggiunto da passerotti che entrano dalle alte finestre. Ottimo il succo di arancia di benvenuto!
La giornata in spiaggia ci ha fatto tornare affamati a Trinidad. Pare che qui fino al 2011 ci fossero solo 2 o 3 ristoranti privati, contro la vera e propria esplosione odierna di locali molto curati. La forte concorrenza però non tocca il piano dei prezzi, tanto che si spende più che a L'Avana per mangiare. Ci siamo voluti fidare di una delle guide e abbiamo cenato in un posto che prometteva di essere buono ed economico, ma nel frattempo evidentemente era scattato l'effetto recensione sulla guida, con prezzi ormai allineati. Nonostante ciò la cena è stata una piacevole novità, con attenzione ai dettagli e alla presentazione. L'aragosta e il polpo ci sono piaciuti molto, così come gli ottimi cocktail. Inoltre nel locale c'è una postazione per musicisti: nel nostro caso un duo che ha accompagnato la cena con della musica piacevole e mai invadente. Insomma il pasto migliore fin qui, ma anche di gran lunga il più costoso (46 CUC in due, tra il 50 e il 100% in più della media).
Eravamo indecisi se fare o meno l'escursione alla Valle de los Ingenios: la promessa di un treno a vapore ha risvegliato sopiti istinti alla Sheldon in Andrea, anche se la differenza di prezzo tra il treno turistico (10 CUC) e il treno locale (1,6 CUP) era di 150 volte. Alla fine è arrivata con un'ora di ritardo una deludente locomotiva diesel. Quelli locali variavano da una specie di bus con le ruote ferrate a una piattaforma di legno trainata da una sorta di moto per rotaie. La valle, un tempo grande centro di produzione dello zucchero, è abbastanza deludente, soprattutto dopo l'incanto di Vinales. Ma ogni viaggio con un mezzo di trasporto è sempre un'avventura a Cuba: mucche, cavalli, galli e pedoni sulle rotaie, scambi da azionare a mano scendendo al volo, una fermata non prevista in mezzo al nulla con la locomotiva che si "assenta" per 30 minuti per tornare con una carrozza di pendolari da aggregare, fermate rapide per i traffici e baratti vari degli addetti del treno...

3 December 2015

Dopo la passeggiata per Trinidad ieri (sì, dobbiamo ancora raccontarvela!) appesantiti da un caldo torrido (non osiamo immaginare cosa sia l'estate qui) ci siamo concessi una giornata di relax nella spiaggia vicina alla città, Playa Ancón. Anche questa è su una lunga penisola ma è naturalmente più turistica dell'isolato Cayo Yutías, con qualche albergone nemmeno troppo invadente. La spiaggia è comunque lunga e si trova facilmente tranquillità. Gli ombrelloni con foglie di palma e di banano non si pagano, ogni tanto passano a chiederti senza insistenze se possono portarti da bere (e provando ad andare direttamente al bar quasi si offendono!), per il resto si sta benissimo e in pace. Al ritorno il bus per turisti è passato stranamente in ritardo, ma più che altro eravamo tantissimi e quindi anche noi "ricchi" turisti (anche se quelli veramente ricchi stanno negli esosi alberghi della spiaggia o vanno in taxi) abbiamo viaggiato stipati e in piedi!
La rivoluzione non è un pranzo di gala: una verità valida anche per la rivoluzione di internet di cui vi abbiamo cominciato a raccontare. Fino al recente sbarco del Wi-Fi collegarsi (a caro prezzo) significava rivolgersi ad uno dei grandi alberghi cittadini o fare una lunga fila al centro multiservizi della Etecsa, la compagnia di telecomunicazioni statale. Ora il sacro graal del turista è la carta a tempo nauta, quella da 1 ora o la Pizzaballa delle tessere, quella da 5 ore. Già, perché trovarne una non è così facile nemmeno nei centri Etecsa che in teoria dovrebbero produrle: come tutte le cose a Cuba la quantità è scarsa e bisogna scoprire quando arriverà la prossima fornitura. Nasce così un mercato nero delle tessere, rivendute ai turisti a prezzo maggiorato da cubani intraprendenti che li abbordano nelle piazze. Una volta ottenuta, però, collegarsi è un altro paio di maniche, tra certificati di protezione non validi e chiamate Skype e WhatsApp non pemesse. (Continua...)
Siamo ormai giunti quasi ad un terzo del viaggio ed è ormai ora di fare chiarezza sulla doppia moneta. La moneta usata dai cubani è il peso cubano, chiamata anche "moneda nacionál" e identificata dall'acronimo CUP. Quella usata dai turisti è chiamata peso convertibile o "divisa" o CUC. La seconda vale 25 volte la prima, e in teoria i turisti dovrebbero pagare solo con essa. In realtà, anche se non è possibile cambiare euro o dollari in CUP, che appunto non sono convertibili, è possibile cambiare CUC in CUP, anche se non in banca ma nelle Cadeca, i centri di cambio. A che pro? Per provare a pagare in rari casi, soprattutto relativi al mangiare e ai trasporti, nella moneta locale, decisamente più economica. Già perché a complicare ulteriormente la faccenda il simbolo usato per entrambe è la $: con lo stesso prezzo pagando in CUC si paga lo stesso articolo o servizio 25 volte più che pagando in CUP. In seguito vi aggiorneremo sui salari e sugli effetti distorsivi della doppia moneta.
E va beh, siamo un po' in ritardo sui racconti ma la giornata oziosa sulla spiaggia induce a racconti di costume e società più che delle bellezze di Trinidad. L'argomento del momento è la fila. La fila a Cuba è un'istituzione quanto il rum e i sigari. Ce ne sono ovunque e per qualsiasi cosa, ma forse le più lunghe sono quelle per la banca e per i centri di telecomunicazioni Etecsa. L'arte della fila alla cubana prevede una sola parola magica: "el último?", che serve per decifrare la persona avanti a voi nella fila (che non è esattamente ordinata e lineare, ma d'altra parte non siamo in Svizzera). Quasi sempre la fila è fuori dal negozio o ufficio, il che significa che, ad esempio, per evitare di aspettare inutilmente conviene leggere eventuali avvisi sulla porta e comunque bussare, parlare con l'addetto alla fila e chiedere se oggi offrono quel servizio o hanno quel prodotto: nel caso delle carte per internet il più delle volte non ne hanno!

3 December 2015

"Andiamo a vedere la rivoluzione": questo è stato per molto tempo il pensiero del visitatore occidentale di Cuba, almeno a pari merito con "andiamo a spalmarci su una spiaggia caraibica" e dietro altre motivazioni meno edificanti... In questo momento in cui a Cuba tutto è in procinto di cambiare però, con la normalizzazione dei rapporti con gli USA ormai ben avviata, i cartelloni propagandistici appaiono un po' più sbiaditi di fronte all'altra rivoluzione, quella di internet. In un paese in cui l'accesso alla rete è stato fortemente limitato, sia da un punto di vista tecnologico che attraverso la barriera di un prezzo esorbitante, il taglio netto dei costi di pochi mesi fa, la diffusione di economici smartphone e i primi hotspot Wi-Fi hanno generato veri e propri assembramenti su panchine o gradini dei marciapiedi nelle piazze dove arriva il segnale o davanti agli alberghi, con alcuni più intraprendenti che affittano perfino il loro PC portatile a chi ne ha bisogno!
La pizza è molto diffusa a Cuba, considerata cibo da strada venduto come versione tipicamente cubana dello "street food": molti infatti aprono generiche caffetterie su strada, utilizzando come bancone una finestra al piano terra. In alcuni casi si attrezzano negli ingressi dei palazzi, sempre molto spaziosi, come questa pizzeria (che in realtà si chiama "cafeteria la italiana") dotata perfino di forno a legna, salvo che si tratta di un geniale adattamento dentro un vecchio frigorifero anni '50. La pizza è discreta (d'altra parte l'astinenza da pizza è tremenda e bisogna pur curarla, anche in trasferta oltreoceanica...), oltretutto si può pagare nella moneta che usano i cubani e quindi è praticamente regalata. Questo locale è in una posizione strategica davanti ad una fermata dell'autobus ed è sempre pieno. La sera però, dopo la chiusura alle 22, sparisce tutto dentro il portone, compresa l'insegna. Se passate da queste parti, l'indirizzo è Paseo del Prado 5408, Cienfuegos.
Per spostarci da Cienfuegos a Trinidad, non volendo aspettare fino all'ora di pranzo per il primo bus Viazul, abbiamo scelto per un prezzo pressoché identico il "taxi americano colectivo", ovvero condiviso, l'applicazione dello stesso concetto di qualsiasi mezzo di trasporto cubano, che non deve mai viaggiare anche solo parzialmente vuoto. Rubén, l'autista, ha portato noi e una coppia olandese a destinazione in poco più di un'ora, grazie ad un'andatura piuttosto sostenuta: la sua scusa quando Vega gli ha chiesto di andare un po' più piano è stata che, essendo una strada collinare, senza prendere velocità la macchina non ce la faceva in salita. Il che era anche vero, considerato che pretendeva di andare in salita in 5 + bagagli con la marcia più alta! La macchina comunque era ben tenuta, anche perché Rubén sostiene di manutenerla ogni giorno e una volta ogni due settimane più a fondo. Lui ce l'ha da 27 anni e ci ha tenuto a farci sapere che il motore cambiato nel 2001 era italiano!

2 December 2015

Non abbiamo molte foto di Cienfuegos perché nei due quartieri con i palazzi coloniali più belli siamo passati che era già sera. Merita soprattutto Punta Gorda, una piccola penisola poco distante dal centro dove ci sono le ville più eleganti, compreso un bel ristorante privato/casa particular, Villa Lagarto, e una splendida villa coloniale che è usata in stile dacia in Crimea dalla nomenclatura del partito per le meritate vacanze. La gita al Castillo de Jagua, il forte spagnolo alla bocca della baia, vale la pena più che altro per il traghetto (non turistico, ma quello usato dai pendolari cubani) che attraversa lentamente la baia. Più interessante è il Cementerio de Reina, il vecchio cimitero dei ricchi possidenti che si facevano scolpire e spedire dall'Italia le statue. Anche qui arrivarci è un viaggio a sé, perché si passa per una parte più povera di Cienfuegos, tanto che di fronte all'entrata del cimitero pascolavano i cavalli!
Cienfuegos è una città fondata dai francesi in una posizione strategica, al centro di una vastissima baia con un'apertura verso il mare molto stretta, tanto da renderla appetibile a diverse potenze nel corso dei secoli. L'influenza francese è ancora riscontrabile in alcune delle sue eleganti architetture o nel Paseo del Prado, un lungo viale alberato. La piazza José Martí è il fulcro della vita cittadina ed è insolitamente grande per una città coloniale: vi si affacciano diversi edifici interessanti, tra i quali a noi sono piaciuti soprattutto lo splendido teatro Tomás Terry, tutto in legno ma aperto ai lati, con solo le tipiche persiane a isolare dalle vie circostanti; e soprattutto il Palacio Ferrer, riaperto solo quest'anno, molto decadente e saccheggiato della maggior parte delle sue bellezze negli interni, ma con ancora dei piccoli dettagli sopravvissuti come alcuni rivestimenti in ceramica. Il palazzo è dotato inoltre di un terrazzo e una torretta panoramica davvero spettacolare.

30 November 2015

Percorrere l'autostrada che taglia Cuba da est a ovest è un viaggio nel viaggio, perché l'autopista brulica di vita e di attività: c'è chi taglia l'erba e cura le siepi, chi va a cavallo e chi in bici, capannelli di persone che cercano passaggi (in prossimità dei paesi aiutati da un pubblico ufficiale che gestisce la fila), e venditori ambulanti che mostrano la mercanzia alle auto di passaggio, da cibo di vario genere a enormi tacchini vivi tenuti per le zampe. L'autista dell'autobus riservato ai turisti si ferma più volte per dare passaggi a colleghi e conoscenti, ma anche per lasciare una busta di spesa di città a qualcuno lungo la strada, che ricambia portando un termos di caffè da gustare con calma sulla corsia di emergenza, mentre noi ignari turisti aspettiamo pazienti seduti sul bus. Capita anche che, per portarci al pur bello autogrill "convenzionato", si debba in qualche modo tagliare la strada a tre corsie dell'opposto senso di marcia o fare un piccolo tratto contromano...

29 November 2015

Note a margine sulla campagna cubana. Il bue e l'aratro vanno ancora per la maggiore, anche se qualche trattore (anch'esso d'epoca) ogni tanto spunta. Chi coltiva tabacco deve consegnare il 90% del raccolto alle fabbriche statali, ma in cambio riceve semi e aiuto materiale, anche in caso di fenomeni naturali straordinari. Però in un posto come Vinales, turistico al punto che quasi tutte le case del paese affittano stanze ai turisti, colpisce come le storture derivate dalla doppia moneta (il CUC dei turisti vale 25 volte la "moneda nacionál") non abbiano più di tanto stravolto le abitudini né causato abbandono del duro lavoro della terra: in fondo un semplice carretto trainato da un cavallo può dare passaggi ai turisti ("molto pittoresco", cit.) e guadagnare in un giorno l'equivalente di un mese dello stipendio medio, per lo più tax free!

29 November 2015

Oggi abbiamo rinunciato al mare dell'altro famoso Cayo della provincia per goderci per un altro giorno la splendida valle di Vinales. Sveglia notturna e 5 km di passeggiata per vedere all'alba il panorama dal belvedere "los jasmines", anche se purtroppo non c'era (non è stagione) la nebbiolina che sale da fondo valle e che è la tipica cartolina del luogo. In ogni caso la valle potrebbe tranquillamente essere abitata da hobbit, tanto dolci sono i profili dei mogotes e ricchi di contrasti i colori. Qui pare si coltivi il tabacco migliore di Cuba, grazie ad un suolo ricco di ferro (da cui il rosso acceso del terreno) e potassio. Ne abbiamo comprati due direttamente dai contadini, vi faremo sapere! Il pomeriggio poi ci siamo lanciati in un'escursione a cavallo che, oltre ai lividi alle cosce e alle punture di zanzare, ci ha svelato l'incanto della "valle del silencio", quasi irreale nel suo essere perfettamente bucolica. Una sorta di valle dolomitica ma con dentro le palme e i cubani!
Cayo Yutìas è una stretta e lunga isoletta, anche se collegata alla terraferma da una strada. È il regno dei granchi e dei paguri, che scappano a decine davanti ai tuoi piedi in fretta e furia. Noi ci siamo arrivati in una giornata calda (ma invernale per i cubani, che evidentemente non si accontentano dei 25-28 gradi) anche se un po' ventosa, per cui il mare non era cristallino come di solito. Una lunga passeggiata su una spiaggia costellata di mangrovie ci ha portato però alla playa des estrellas, più riparata dal vento e con grandi stelle marine a pochi metri dalla riva.
La gita a Cayo Yutías ci ha regalato, in compagnia di una simpatica coppia di ragazzi bresciani, anche il "battesimo" del cosiddetto "taxi americano" (le macchinone americane anni '50: non fatevi ingannare dal volante Fiat!) e soprattutto dell'immancabile rottura che, nonostante l'impegno e l'aiuto di ogni vettura che passava in termini di consigli, attrezzi e pezzi di ricambio, ci ha costretti a tornare con un'altra macchina. "Cosas che pasan", ci ha detto l'autista dopo aver quasi spezzato il semiasse...

28 November 2015

Scene di vita quotidiana a Vinales, dove siamo arrivati oggi passando per una "autopista nacionál" fitta di carretti, mucche e cavalli che attraversano, autostoppisti, gente che scarica, carica o aggiusta la macchina sulla corsia di marcia, venditori di varie amenità e singoli operai al lavoro con il falcetto sulla siepe a centro autostrada. A Vinales, piccolo paese contadino al centro di una splendida valle di "mogotes" (piccole montagne a forma di panettone), capita: che arrivi il carico di uova (settimanale? mensile?) e tutto il paese fa la fila per accaparrarsi decine di uova, trasportate poi in maniere improbabili, per lo più in bici in precario equilibrio; che uno degli onnipresenti carretti a cavallo si fermi a caricare passeggeri davanti al benzinaio; che la locale fabbrichetta tessile (molto manuale e poco meccanica) si impegni a produrre camicie per "el dia de la defensa", anche se qualche operaia, tra le più giovani, sembrava perlopiù intenta a truccarsi...
Il "museo del chocolate" ha poco del museo e molto invece della perfetta sosta golosa: cioccolatini di ogni forma e gusto (almeno in teoria, ma il ritornello del "no hay" è molto comune nella ristorazione cubana, come si impara presto...), cioccolata calda e frappé di cioccolato. D'altra parte il cacao qui a Cuba non manca!

26 November 2015

Due esempi di cartellonistica cittadina, ma non si può dire che sia esattamente "pubblicitaria". Il primo è all'entrata del policlinico universitario, e la frase del Che ricorda che vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco del mondo; il secondo ricorda il prossimo anniversario dell'insurrezione di Santiago, la seconda città cubana. Di un terzo non abbiamo la foto ma si trova nell'aula magna dell'Università, con un giovane Fidel che afferma che è proprio lì che ha imparato ad essere rivoluzionario.
Dopo la passeggiata notturna della prima sera, prima giornata defatigante per assorbire il fuso orario. Fritto misto di Habana vieja, il quartiere più antico della città, in un clima relativamente caldo ma ancora umido, nonostante il vento in questi giorni parecchio forte. Prime impressioni di Andrea che non ci è mai stato: grande sgarrupo ma anche gioiellini restaurati (qualche somiglianza con il centro di Palermo e Catania); colpisce l'assenza pressoché totale di comunicazione nelle strade, dalla pubblicità fin quasi alle insegne dei negozi; i supermercati sembrano davvero uscire da un film sulla Germania comunista; tassisti ovunque e su qualunque mezzo di locomozione (bicitaxi, apecar, Chevrolet d'epoca o vecchie Lada, carretti trainati da cavalli); sulla strada, sorprese ad ogni angolo (da tagli gratis di capelli in una piazzetta ad una classe di studenti che faceva giochi ginnici con tanto di birilli, guidati dal professore nella piazza più famosa di Avana vecchia!)

24 November 2015

Nonostante tutto e nonostante noi, alla fine ce l'abbiamo fatta a partire! Un paio di notti insonni sulle spalle, tutto un po' di corsa ma eccoci qui. Lo scalo a Madrid ha un che di tradizione, anche se andando in Messico, 5 anni fa, avevamo avuto il tempo per una passeggiata di decompressione e una visita alla bellissima chiesetta affrescata da Goya (e al miglior pollo al forno della città che cucinano proprio lì di fronte!).
Quasi pronti!